martedì 21 giugno 2016

SCAPOLE, POSTURA e MIOFASCIALE

Le scapole grazie alla loro mobilità risentono molto delle influenze provenienti dalle tensioni fasciali. Se ben interpretata la postura scapolare diventa un importante indicatore per individuare l'area miofasciale in disfunzione.
In questo video vediamo come in Fascia & Motor Control si sfruttano gli indicatori posturali per la presa di decisione per il trattamento e per il ragionamento clinico annesso
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mercoledì 8 giugno 2016

TRATTAMENTO FASCIALE.....COME EVITARE DI SCOMPENSARE IL PAZIENTE

Quando eseguiamo un trattamento fasciale la prima domanda che dovremmo porci è la seguente: ma la retrazione o la rigidità miofasciale presente è la causa del problema o è una risposta di protezione?
In Fascia & Motor Control non viene utilizzata la palpazione per determinare le aree di trattamento, si utilizzano dei test di movimento che indicano esattamente l'area coinvolta nella disfunzione.
Ma questi test sono sempre affidabili?
Dopo anni di esperienza clinica sono stati messi degli step di ragionamento clinico che devono essere eseguiti sempre prima di continuare con la valutazione in modo da non interpretare erroneamente le risposte.
Nel seguente video vengono esposti i vari punti:
Per vedere il video clicca qui https://www.youtube.com/channel/UC2mSTdHRo46gvMdt7MGO3zQ


sabato 28 maggio 2016

KINESIOLOGY TAPE: quali sono i reali effetti delle diverse applicazioni sulla cute e sulla fascia?

Quando utilizziamo le tecniche di kinesiology tape spesso per prima cosa dovremmo chiederci quali siano i reali effetti che queste hanno sulla cute e sui tessuti sottostanti.

Può sembrare banale ma questo concetto spesso viene sottovalutato e non vi sono studi dedicati a comprendere realmente come funzioni questo materiale.

Con oggi iniziamo il primo di 3 post dedicati a questo argomento con 3 ESPERIMENTI che esaminano le varie modalità di applicazione del k tape.

IL PRIMO ESPERIMENTO si pone l'obiettivo di valutare l'effetto di 2 diverse modalità di applicazione del tape applicato con forte tensione: la tecnica del legamento e la tecnica correttiva.
Generalmente vengono indicate come due diverse tecniche, ma da come potrete vedere in realtà sono sempre la stessa faccia della medaglia, cambia solo la praticità di applicazione

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mercoledì 27 aprile 2016

Una STORIA vale più di 100 Raccomandazioni

Autore: Marcello Bettuolo - Fisioterapista

In questo video ho voluto condividere come nella mia clinica utilizzo le preziosissime informazioni che si possono ricavare dalla ricerca per far comprendere ai miei pazienti che con molta probabilità i loro dolori ed il continuare ad averli nonostante le terapie fatte sia causato da cattive abitudini che vanno assolutamente modificate. Buona visione

mercoledì 6 aprile 2016

Può un'ernia anteriore del disco produrre un dolore viscerale persistente? DISCOGENETIC VISCERAL PAIN

Autore del riassunto: Ft Marcello Bettuolo

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BACKGROUND: Il dolore viscerale è una delle comuni cause che conduce i pazienti all'attenzione del medico. Le fibre nervose che innervano i visceri proiettano le informazioni al sistema nervoso centrale attraverso il sistema nervoso Simpatico.
Il tronco nervoso simpatico lombare è localizzato anteriormente alla colonna vertebrale lombare, dunque è possibile che un paziente soffra di dolore viscerale dovuto ad una irritazione del tronco simpatico dovuta ad un'ernia anteriore del disco lombare.
Questo studio si è posto l'obiettivo di esaminare dolore viscerale discogenico ed il suo trattamento.

METODI: 12 pazienti consecutivi con una media d'età di 56,4 anni sono stati esaminati tra giugno e dicembre 2012. Questi pazienti soffrivano tutti di dolori viscerali a lungo termine refrattari a qualsiasi tipo di trattamento. A parte la presenza di ernia lombare anteriore rivelata attraverso la risonanza magnetica, i pazienti non avevano mostrato alcun altro esame positivo (gastroscopia, ecografia vascolare, tac addominale.
Per provare che il dolore viscerale proveniva dalla protrusione discale anteriore gli studiosi hanno effettuato un blocco nervoso del tronco simpatico a livello del disco protruso.

RISULTATI: Tutti i pazienti hanno dimostrato un alleviamento dei sintomi tramite il blocco nervoso immediatamente dopo l'intervento.
11/12 pazienti ha avuto un alleviamento del dolore soddisfacente ad una settimana dal blocco, 8/12 dopo 4 settimane, 7/12 dopo 7 settimane, 6/12 dopo 12 settimane, 5/12 dopo 24 settimane.


CONCLUSIONI: E' importante considerare la possibilità che un dolore viscerale sia secondario ad una ernia discale anteriore quando si effettua una diagnosi differenziale per dolore viscerale idiopatico. 

martedì 5 aprile 2016

SMARTEREHAB: Coordinazione del SNC

Venerdì 8 Aprile chiudono le iscrizioni al corso di 3° livello di SMARTEREHAB: Coordinazione del SNC. Questo corso anni fa mi ha aperto gli occhi su un mondo straordinario che avevo sempre poco considerato. Dopo anni sono curioso di ripetere questo corso per riapprofondire tante cose che forse al tempo mi sono  sfuggite. Per chi avesse già partecipato al corso introduttivo di 2 giorni è possibile accedere a questa formazione. 
Per maggiori info sul corso: http://assfer.it/index.php/corsi-residenziali?id=217



Ecco una descrizione più approfondita dell'evento:
Esiste un sottogruppo di pazienti che ha difficoltà a comprendere gli esercizi prescritti. Tali pazienti hanno deficit significativi di propriocezione e funzione senso-motoria, abilità di apprendimento, e i riflessi primitivi sono mal integrati nel sistema nervoso. La ricerca mostra che vi è una forte correlazione tra propriocezione, funzione senso-motoria e funzione cognitiva. La presenza dei riflessi primitivi influisce negativamente sul normale controllo motorio e rende difficile per i pazienti l’apprendimento di esercizi specifici di controllo motorio.
Durante i tre giorni del corso verrà descritto in dettaglio come applicare clinicamente la valutazione senso-motoria. Insieme alla fisiologia ritenuta rilevante, sono considerate anche le relazioni che intercorrono tra le funzioni senso-motoria e propriocettiva rispetto a dolore, reclutamento muscolare, rigidità muscolare, squilibrio muscolare, sensazione di sforzo e fatica. La relazione tra difficoltà di apprendimento e funzione senso-motoria verrà trattata unitamente alle relazioni intercorrenti tra sopportazione del dolore e comportamento di paura.
Il “Motor Control Abilities Questionnaire” (questionario per le abilità del controllo motorio) è uno strumento sviluppato per identificare i pazienti che hanno difficoltà a comprendere gli esercizi specifici di stabilità e controllo del movimento. Verrà descritto l’utilizzo di tale questionario e pure come la riabilitazione senso-motoria possa essere utilizzata per migliorare la funzione cognitiva. Verranno rivisti valutazione e riabilitazione dei test Evidence Based della  funzione senso-motoria ed alcuni riflessi primitivi chiave.
Le categorie degli stili d’apprendimento saranno enfatizzate insieme ad un modello strutturato per la soluzione dei problemi clinici. Il corso enfatizza quali esercizi possano rappresentare punti di partenza appropriati clinicamente e varie possibilità di progressione dell’esercizio terapeuticoQuesto modulo e quello relativo al 'Body Image', sono dedicati ai casi più complessi e difficili: i pazienti con difficoltà d’apprendimento motorio o con un disturbo dell’immagine corporea.
La coordinazione del SNC è una categoria del sistema di sotto-classificazione da cui dipende la capacità di capire ed imparare esercizi specifici di controllo motorio (Gibbons 2011). Il Motor Control Abilities Questionnaire© è uno strumento sviluppato con la funzione di predire se il soggetto ha difficoltà di apprendimento motorio, per gli alti requisiti neurocognitivi e sensoriali che la loro corretta esecuzione richiede (Gibbons 2009c).
Il dolore centrale può anche essere causato da una alterazione dell’immagine corporea: questo può avvenire quando il dolore agisce come un sistema sensoriale di “default”. Ciò si verifica quando manca o vi è un insufficiente feedback sensoriale ed il cervello reagisce producendo una sensazione di dolore o altra sintomatologia muscoloscheletrica (ad esempio parestesie) al fine di ottenere un feedback dalla regione o per garantire attenzione alla regione. È caratterizzata da pattern di dolore atipici e dalla mancanza di immagini mentali, incapacità di disegnare un’immagine corporea ed una diminuita consapevolezza sensoriale o senso della proprietà, nella specifica regione dei sintomi (Gibbons 2014c).
La riabilitazione di queste categorie di pazienti si basa sull’analisi, la valutazione e il trattamento delle lacune senso-motorie (propriocezione, funzione oculo-motoria, linea mediana, acuità tattile, stabilità posturale) e dei riflessi primitivi spesso presenti (Gibbons 2014).

sabato 26 marzo 2016

Quanto è importante la scelta del livello di trattamento nelle tecniche antalgiche vertebrali cervicali?

Traduzione dell'articolo a cura di: CLAUDIO DERIU

Articolo originale: 
The Effect of an Analgesic mobilization Technique when Applied at Symptomatic or Asymptomatic Levels of the Cervical Spine in Subjects with Neck Pain: A Randomized Controlled Trial
Per scaricare l'articolo integrale CLICCA QUI


Questo studio ha comparato gli effetti di una tecnica di trattamento manuale sul dolore al collo e sulla sensazione di movimento quando applicata per 4 minuti a livello della giunzione zigoapofisaria più sintomatica piuttosto che applicata a tre livelli di distanza.

Sono stati valutati 126 soggetti con dolore al collo e divisi in maniera randomizzata, in due gruppi, poi analizzati in singolo cieco.
Dopo la dimostrazione del dolore con movimento attivo veniva scelto il movimento che riproduceva il sintomo con lo sforzo minimo, che nella maggior parte dei casi era l’estensione, mentre la rotazione veniva considerata per ultima in quanto associata a diverse complicazioni; quindi quando i partecipanti presentavano più movimenti dolorosi venivano testati prima con l’estensione, poi con la lateroflessione ed infine con la rotazione. La flessione veniva impiegata come ultima per via della difficolta di esecuzione tecnica. 

Per determinare il livello veniva preso come riferimento il processo spinoso di C2 sul quale il fisioterapista appoggiava il dito indice e poi metteva le altre dita sotto quel livello. È stata considerata l’ampiezza di un livello come la grandezza di un dito, questa tecnica sebbene non precisa permetteva comunque di mantenere garantita una distanza costante di tre dita dal segmento dolente. La procedura era la seguente: paziente seduto, entrava attivamente nella direzione del dolore rilevata in precedenza, da questa posizione il terapista applicava movimenti segmentali passivi per trovare il sintomo; la mano dorsale fissava la vertebra caudale bloccando l’arco vertebrale con pollice e indice, mentre la mano ventrale  bloccava con il palmo la testa contro il petto del terapista e con il mignolo si posizionava sul lato opposto delle arco vertebrale. A quel punto veniva mosso il cranio e le vertebre soprastanti la vertebra bloccata, alla ricerca del segmento doloroso.

I partecipanti, una volta assegnati in maniera casuale ad uno dei due gruppi venivano sottoposti al trattamento nel segmento concorde per quelli del gruppo A e al di sotto di tre livelli per il gruppo B. 

Il trattamento consisteva in trazione traslatoria intermittente in corrispondenza dell’articolazione zigoapofisaria, perpendicolare al piano di trattamento, con una forza di grado Kaltenborn 2, nel quale si avverte solo una minima resistenza senza superare il primo stop. La frequenza, stabilita in circa 6-7Hz veniva applicata per circa 30 secondi e la tecnica durava 4minuti.
Il terapista che eseguiva la manovra era un terapista con oltre 20anni di esperienza in terapia manuale con una specifica formazione in terapia manuale.
Al termine del trattamento ogni paziente ha completato la NRS per il dolore, che aveva già compilato prima del trattamento ed anche una NRS per la sensazione di movimento del collo.

Le differenze prima e dopo il trattamento sono significative in entrami i gruppi, lo studio dimostra quindi gli effetti positivi sul dolore e sulla sensazione di movimento subito dopo un trattamento di 4minuti.

 Nessuna significativa differenza è stata invece trovata tra i due gruppi.

I meccanismi degli effetti della mobilizzazione rimangono poco chiari, probabilmente sono molteplici quelli di natura neurofisiologica che spiegano come la fisioterapia può influenzare il dolore, e probabilmente i meccanismi manuali forniscono input sensoriali che inibiscono il segnale del dolore.
Quindi il movimento terapeutico ha effetto sul dolore anche se applicato a distanza dal segmento dolente e fornisce effetti simili di riduzione del dolore e miglioramento della sensazione di movimento probabilmente per l’azione della stimolazione meccanica sui processi neurofisiologici